LA COLLEZIONE PALEONTOLOGICA DELLA SOCIETA’ ROMANA DI SCIENZE NATURALI

La storia della collezione mineralogica e paleontologica della Società Romana di Scienze Naturali (SRSN) è indissolubilmente legata a quella di tale istituzione costituitasi nell’ormai lontano 1967. La società si è trasformata in ente di ricerca pura nel 1990 dopo un primo periodo di attività sui generis nel campo della didattica e della ricerca naturalistica. L’attività formativa e convegnistica resta tuttavia prioritaria in quanto fondata su un preciso mandato dello statuto dell’ente. Tra il 2000 e il 2006, dopo un lungo periodo di stasi o di modesti cambiamenti strutturali, le collezioni dell’ente (mineralogica, paleontologica, zoologica) subiscono modificazioni radicali: acquisizione di materiali, restauro, revisione sistematica, inventario informatizzato. Queste collezioni sono ospitate permanentemente nella sede legale e costituiscono patrimonio indisponibile dell’ente. I campioni sono tuttavia accessibili agli studiosi che ne fanno motivata richiesta per consultazioni e ricerche. Le collezioni, attualmente nella fase pressoché completata di profondo recupero globale, sono saltuariamente visitate da un pubblico eterogeneo, scolaresche incluse.

La collezione paleontologica

La collezione paleontologica della Società Romana di Scienze Naturali è alloggiata nella medesima vetrina della collezione mineralogica; a partire dal 2006, un piccolo numero di esemplari di particolare pregio è stato trasferito nelle scaffalature in legno del grande armadio-libreria a muro della sala delle adunanze solenni. La collezione comprende 550 pezzi appartenenti ai maggiori e rappresentativi gruppi di organismi fossili. Circa 2/3 degli esemplari sono di provenienza italiana, molti dei quali frutto di raccolte sul campo effettuate dalla società nel corso della sua storia, in particolare a cavallo degli anni ’70 del secolo passato; il restante 1/3 è di provenienza extraitaliana. Un piccolo numero di esemplari proviene dalla Penisola Anatolica e dalle aree limitrofe; questi sono stati raccolti nel corso di 25 campagne faunistiche nel Vicino e Medio Oriente promosse dalla società a partire dal 1982 nell’ambito delle attività della linea di ricerca “Faune e zoocenosi del Vicino e Medio Oriente; fattori storici ed ecologici”. Molti pezzi sono stati acquistati alla mostra–mercato dell’Ergife Palace Hotel di Roma nonché nei pochi negozi specializzati esistenti nella Capitale; infine, un piccolo numero è stato donato da privati cittadini, di norma soci. Poiché questa collezione comprende molti esemplari italiani, la società, nel pieno rispetto della legislazione vigente in materia di raccolta e detenzione di materiale paleontologico, ha richiesto ed ottenuto l’autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Archeologici, a trattenere l’intera collezione nella sede sociale impegnandosi ad utilizzarla esclusivamente per scopi didattici e documentari (27/06/2002, protocollo SNP/MLRV/170). I cataloghi delle collezioni mineralogica e paleontologica sono stati recentemente trasmessi al Servizio Attività Museali dell’APAT di Roma ai fini dell’implementazione ed aggiornamento della banca dati delle collezioni geologiche esistenti in Italia realizzata da tale ente (12/12/2006, protocollo 188 BIB/MUS). La gestione della collezione paleontologica è affidata ai componenti l’unità di ricerca SRSN-02 “Catalogo delle Collezioni Mineralogica e Paleontologica”. Tale unità si inserisce nella linea di ricerca della società “Gestione delle collezioni museali”. I fossili della collezione appartengono soprattutto ad organismi animali. Un numero relativamente modesto di reperti è costituito da fossili vegetali; 37 pezzi, tra filliti e sezioni di tronchi silicizzati. I Vertebrata sono rappresentati da appena 24 pezzi, quasi tutti pesci ossei; questi ultimi risultano tuttavia interessanti dal punto di vista didattico in quanto includono esemplari perfettamente conservati provenienti dal noto “konservat-lagerstätten” di Haqel nel Libano risalente al periodo Cretacico (Alessandrello e Bracchi, 2006), oltre ad alcuni vistosi campioni di mammiferi italiani provenienti dalla Campagna Romana tra cui un molare di proboscidato ed un canino di Hippopotamus sp., risalenti al Pleistocene. Agli invertebrati appartengono molte specie di interesse didattico e stratigrafico; complessivamente, sono presenti in collezione 118 Brachiopodi, 72 Echinodermi, 200 Molluschi tra cui 114 Cefalopodi, 58 Trilobiti oltre a pochi Archeociati, Nummuliti, Coralli, Briozoi, Graptoliti, Insetti e Crostacei. Tutti i taxa sono rappresentati da esemplari integri, in buone o perfette condizioni di conservazione. Assai interessanti sono due reperti di Archaeocyata del Cambiano della Sardegna; di fatto, sono questi tra i fossili più antichi che possono essere rinvenuti nei terreni italiani. I Trilobiti costituiscono un taxon completamente estinto in quanto la sua presenza è limitata all’Era Paleozoica, dal Cambiano (570 – 500 ma) al Permiano medio (270 ma). Organismi marini il cui habitat era di norma costituito da bassi fondali, i trilobiti includevano tuttavia alcune specie sostanzialmente nectoniche. Il nome di questi artropodi relativamente primitivi suggerisce la loro principale caratteristica morfologica ovvero il corpo suddiviso longitudinalmente in tre parti; in senso antero - posteriore, il cephalon o scudo cefalico, il thorax o tronco, dotato di organi di locomozione, e infine il pygidium o scudo caudale; in posizione di difesa potevano appallottolarsi ponendo a contatto la testa con l’estremità posteriore come dimostrano i non infrequenti ritrovamenti in questa postura (Kowalski, 1997). I trilobiti della collezione sono tutti di provenienza esotica, europea ed extraeuropea; molti provengono dal Marocco, pochi da Cina e Stati Uniti; gli esemplari europei, da Spagna, Francia, Repubblica Ceca e Russia. Alcuni esemplari del Marocco, generi Paradoxides e Phacops, sono particolarmente vistosi per le grandi dimensioni ed il loro perfetto stato di conservazione. Gli Echinodermata sono un phylum esclusivamente marino assai eterogeneo e relativamente numeroso con circa 7000 specie attuali sinora descritte (Bouchet, 2006). Dal punto di vista stratigrafico, gli echinodermi sono estremamente “longevi”; il loro iter evolutivo si estende dal Paleozoico all’Olocene con forme moderne non troppo diverse da quelle fossili. A questo raggruppamento appartengono animali notissimi come ricci, stelle, ofiure, gigli e cocomeri di mare; anche la valenza ecologica complessiva è assai ampia, i suoi rappresentanti sono distribuiti dalla fascia litorale e sub-litorale sino alle notevoli profondità della zona afotica, su fondali rocciosi e sabbiosi, con specie sia sedentarie e bentoniche sia pelagiche (Tortonese, 1965). A queste ultime si ascrivono i rappresentanti attuali dei vistosi ma relativamente infrequenti Crinoidi o “gigli di mare” affini agli estinti Blastoidi, entrambi rappresentati nella collezione da esemplari significativi per la qualità della conservazione provenienti dal Marocco (Cricnoidi) e dalla Sardegna (Blastoidi). I “gigli di mare” sono così denominati in quanto hanno forma di calice di fiore; questo è sostenuto da un lungo peduncolo con il quale si ancorano al substrato. La loro conservazione è resa possibile dal fatto che l’intero organismo è rinforzato da una serie di placchette di carbonato di calcio interconnesse che forniscono sostegno garantendo inoltre estrema flessibilità al corpo dell’animale. Gli Echinoidi, una delle cinque classi attuali di echinodermi, sono rappresentati nella collezione da 61 esemplari tra cui alcuni splendidi Clypeaster e Portentosus della Calabria e della Penisola Iberica, rispettivamente.
Le modalità di conservazione e ostensione dei campioni della collezione paleontologica sono simili a quelle descritte per la collezione mineralogica; molti fossili, in particolare gli esemplari su lastre litificate, sono alloggiati in scatole di plastica dura basse e aperte con il cartellino riposto nell’interno. Gli armadi che contengono le collezioni sono costantemente chiusi e oscurati, garantendo la protezione dei campioni dalla polvere e dalla luce.
Ringraziamenti. Gli AA. desiderano esprimere un caloroso ringraziamento a tutto il personale della Società Romana di Scienze Naturali, ed in particolare a Marco Andreini, Davide Brocchieri, Sergio Buccedi, Angelina Chinè, Daniele Cicuzza e Marcello Malori, il cui meticoloso lavoro ha consentito il recupero, il restauro e la riclassificazione del materiale delle collezioni abiologiche.

BIBLIOGRAFIA

Alessandrello A. e Bracchi B., 2006. La collezione dei fossili del Cretacico del Libano: un patrimonio paleobiologico: pp. 5-13. In: Al Museo per scoprire il mondo. La ricerca scientifica al Museo Civico di Storia Naturale 2003-2006 (a cura di Anna Alessandrello e Giorgio Teruzzi). Natura – Società Italiana di Scienze Naturali e Museo Civico di Storia Naturale di Milano, 96 (1): 1-96.
Bouchet P., 2006. The Magnitude of Marine Biodiversity: pp. 31-62. In: The Exploration of Marine Biodiversity-Scientific and Technological Challenges (Carlos M. Duarte ed.). Fundación BBVA, Bilbao, Spagna, 154 pp.
Kowalski H., 1997. Trilobiti. Trasformisti del Paleozoico. Viaggio nel regno dei Trilobiti. Geofin s.r.l. Torreano di Cividale, Udine, 156 pp.
Tortonese E., 1965. Echinodermata. Fauna d’Italia. VI. Edizioni Calderoni, Bologna, 422 pp.
(didascalia delle figure) Fig. 1. Particolare della vetrina nella sede della Società Romana di Scienze Naturali ove sono collocati gran parte dei reperti delle collezioni abiologiche. Fig. 2. Particolare della foto precedente; in secondo piano un campione di pirite proveniente dalla Spagna. Fig. 3. Id. id.; al centro un campione di quarzo nero proveniente dall’Arkansas, USA. Fig. 4. Id.id.; sono visibili molti campioni della collezione paleontologica. Fig. 5. Phacops sp. proveniente dal Marocco. Fig. 6. Campione di dioptasio proveniente dal Kazakistan. Fig. 7. Al centro, campione di realgar proveniente dalla Romania. Fig. 8. Campione di crocoite proveniente dalla Tasmania. Fig. 9. Campione di crisocolla e malachite, tagliato e lucidato, proveniente dal Congo. Fig. 10. Campione di corindone var. rubino su zoisite proveniente dalla Tanzania. Fig. 11. Campione di meta-autunite e uranocircite proveniente dal Portogallo. Fig. 12. Paradoxides sp. proveniente dal Marocco. Fig. 13. Campione di gesso su pirite alterata proveniente dalla Toscana. Fig. 14. Nautilus sp. proveniente dal Belgio.